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Ciò che non risolviamo, lo abitiamo


Le neuroscienze, la neurofisiologia e la psicologia ambientale hanno spiegato in modo scientifico come rispondiamo agli stimoli ambientali: cosa si attiva nel corpo, come l’esperienza nello spazio sia un’esperienza immersiva, che coinvolge tutto il nostro essere in modo totalizzante.
Se è vero che rispondiamo allo spazio tutti in modo simile - perché siamo mammiferi e apparteniamo alla stessa specie, mettendo in campo quindi reazioni innate, impresse nel nostro retaggio evolutivo - è altrettanto vero che ogni contesto abitativo accoglie persone diverse. Persone con storie, abitudini, ritmi e bisogni differenti.

Benessere abitativo: oltre la risposta fisiologica

Quando parliamo di benessere abitativo, non possiamo limitare il suo significato alla sola sfera di come il corpo reagisce fisiologicamente all’ambiente, non è solo una questione di azione dello spazio sul nostro sistema percettivo.
Ma possiamo andare oltre e considerare che il benessere abitativo è anche - e soprattutto - una questione di comportamenti: di ciò che lo spazio stimola, sostiene e rinforza nella nostra vita quotidiana. Come?
Quali dinamiche interiori vengono rispecchiate, amplificate o silenziate dall’ambiente che abitiamo?

La lettura analogico-simbolica dello spazio

Per accogliere questo livello di comprensione è necessario aprirsi alla lettura analogico-simbolica dello spazio. Una lettura che considera la materia come simbolo, come archetipo, come rappresentazione di significati altri, coerenti, ma ‘diversi’ dal senso stretto che attribuiamo all’oggetto, alla struttura concreta, alla sua forma tangibile.
In questa prospettiva possiamo leggere lo spazio come il luogo in cui mettiamo in scena le dinamiche che ci accompagnano nella vita quotidiana. Ognuno di noi porta con se aspetti luminosi ma anche faticosi, disfunzionali, distorti, talvolta tossici, che contribuiscono a definire il limite fra il nostro star bene e il disagio con cui ci troviamo a fare i conti quotidianamente.
Attraverso la progettazione possiamo inconsapevolmente ‘rinforzarli’, oppure riconoscerli e costruire strutture spaziali capaci di stimolare un progressivo cambiamento di abitudini.

Un esempio: la cucina come spazio di nutrimento (o di mancanza)

Immaginiamo un bambino cresciuto con una storia di nutrimento affettivo carente: uno sguardo materno poco presente, un senso di abbandono vissuto nell’infanzia.
Da adulto, questa esperienza può tradursi in un rapporto complesso con il cibo: con il prepararlo, il condividerlo, il concedersi uno ‘spazio di nutrimento’.
Spesso, questo sarà l’adulto che chiederà a un progettista una ‘cucina invisibile’, piccola, nascosta, che occupi poco spazio e poca attenzione.
Se poi questo ‘vuoto di nutrimento affettivo’ si è anche espresso attraverso disturbi dell’alimentazione, le richieste possono orientarsi verso cucine total white, superfici lucide, colori freddi, toni che inconsciamente ‘stringono lo stomaco’.

Quando l’irrisolto interiore prende forma nello spazio

L’irrisolto interiore si manifesta sul piano della materia, nell’organizzazione degli spazi, nei colori, nelle proporzioni, in sintesi nella soluzione spaziale che il progettista crea in risposta alle richieste del suo cliente.
Il progetto diventa così una risposta visibile a un vissuto invisibile.
Ma allora, qual é il ruolo del progettista?
Imparare a leggere le richieste del cliente non solo come preferenze estetiche, come rappresentazioni del suo mondo interiore. Accompagnarlo verso scelte spaziali che possano guidarlo a un nuovo assetto di benessere. Offrirgli la possibilità di osservare le proprie scelte con uno sguardo diverso, attivando la miccia di nuove consapevolezze.
Questo non significa in alcun modo sostituirsi a un terapeuta, ma riconoscere che lo spazio ha un ruolo rilevante nei processi di benessere personale.

Il ruolo del progetto nel benessere abitativo

In questo senso, il benessere abitativo assume un significato più profondo: è una stratificazione di livelli di lettura, che richiede ai progettisti di integrare competenze tecniche, neuroscientifiche e umane.
Progettare non significa solo occuparsi della materia dello spazio, ma anche della sua dimensione più invisibile: quella che muove comportamenti, relazioni e possibilità di cambiamento.
Accompagnare le richieste dei clienti significa saper distinguere tra ciò che conferma un disagio e ciò che può invece attivare una trasformazione.

Così intendiamo il benessere abitativo.