Feng Shui e colore: lo spazio delle emozioni

Il mondo del colore – applicato nella prospettiva di lavoro offerta dal Feng Shui – ci apre universi di significati e ci consente di accedere a dei collegamenti archetipici che vanno al di là del gusto soggettivo o delle mode del momento. Siamo costantemente immersi nel colore e stimolati dalla sua presenza. Nella Metodologia_SpazioUmano utilizziamo il colore negli ambienti unendo la sua simbologia universale – che si basa sul sistema interpretativo della Medicina Tradizionale Cinese – con la visione di Aura-Soma, e nutrendola dei contributi delle Neuroscienze.
L’approccio che proponiamo può essere applicato trasversalmente a numerosi ambiti: dall’architettura al design, dalla grafica al web design, fino al colore come strumento di riequilibrio della persona.

Le radici della relazione con il colore – Perché abbiamo certe reazioni ai colori?

La relazione con il colore ha le sue profondissime radici nell’interazione dell’uomo con la natura. Fin dagli albori della nostra specie il colore è stato per l’uomo una guida, indispensabile e funzionale alla sua sopravvivenza. Capiamo meglio in che modo attraverso un paio di esempi. Partiamo dal colore rosso che quando viene inserito in quantità negli ambienti provoca una reazione di allerta nel corpo, con aumento del battito cardiaco (così da spingere con forza il sangue negli arti periferici), della frequenza respiratoria (per consentire una maggiore ossigenazione del sangue) e con una generale contrazione dei muscoli (pronti per muoversi con rapidità). Questa risposta fisica/ormonale deriva dal fatto che in natura – fra gli animali – il rosso domina quando siamo in presenza di combattimenti, scontri, ferite aperte, fuoriuscita di sangue. E’ quindi un colore che istintivamente colleghiamo a situazioni pericolose, dove occorre essere reattivi e molto vigili, per prepararsi a una performance fisica importante! Il rosso stimola quindi il nostro corpo a stare in un assetto di iper-attività costante.

Vendiamo un secondo esempio. Il verde acido e in generale tutti i colori fluo hanno invece un’azione di contrazione dello stomaco che deriva da un retaggio molto antico. Per i nostri antenati riconoscere in natura di cosa cibarsi era un aspetto di vitale importanza che coinvolgeva tutti i sensi (l’olfatto in maniera prioritaria) fra cui anche la vista. Nel corso della sua evoluzione l’uomo ha imparato a riconoscere che tutti i cibi con tonalità verde acido o fluo spesso sono avariati e in decomposizione e quindi letali se ingeriti. Da qui, ha origine quel riflesso istintivo che tutti noi abbiamo davanti a questi toni di colore, che contraggono lo stomaco fino a provocare anche senso di nausea, che in maniera del tutto naturale ci spinge a stare alla larga da quel possibile pericolo.

Una prospettiva interpretativa circolare: la Medicina Tradizionale Cinese

Il verde acido porta anche un altro significato, collegato alle emozioni. Per entrare in questo livello di lettura è indispensabile accogliere la visione offerta dalla Medicina Tradizionale Cinese, che utilizza un pensiero circolare, dove tutti gli elementi del sistema analizzato sono collegati fra loro.
Nella nostra cultura occidentale – storicamente permeata dall’approccio scientifico – tendiamo ad affrontare la realtà attraverso sistemi di lettura di causa-effetto lineari e consequenziali, dove gli opposti sono inconciliabili, e se qualcosa è nero non può essere allo stesso tempo anche bianco.
Nella prospettiva orientale tutto cambia: il reale è il risultato di un profondo sistema di relazioni fra piani di lettura apparentemente distanti fra loro, inconciliabili se osservati con occhi solo razionali, ma in realtà carichi di profondi significati quando riusciamo ad unire razionale e intuitivo, mente e corpo, testa e pancia.

In questa prospettiva possiamo leggere il verde acido, spesso utilizzato sulle parete delle camere degli adolescenti, come un manifesto di protesta, la rappresentazione di uno stato emotivo di rabbia. Questa associazione deriva dal fatto che il verde – in particolare il verde acido – è il colore della bile, il liquido prodotto dal fegato. In Medicina Tradizionale Cinese il fegato e la cistifellea sono i due organi collegati all’emozione della rabbia, della collera. Così come possiamo riconoscere che una persona è arrabbiata attraverso il tono della sua voce, la postura e l’espressione del viso, allo stesso modo questo stato emotivo si può riflettere nella scelta dei colori di cui la persona decide di circondarsi. Una scelta che abitualmente imputiamo a questioni di gusto soggettivo ma che nasconde invece bisogni e necessità spesso inespresse e a volte inconsapevoli anche per il soggetto stesso.

Il colore come risposta a un bisogno inespresso della persona: perché usiamo il test Kinesiologico?

All’interno della Metodologia_SpazioUmano guidiamo il cliente nella scelta del clima cromatico dei suoi ambienti applicando anche il test kinesiologico – un test muscolare – che ci consente di comprendere come specifici toni cromatici interagiscono con il sistema psico-fisico della persona.
Facciamo un esempio. Immaginiamo di seguire un cliente che vive una quotidianità iper-attiva, che ci racconta di essere molto stressato, di avere difficoltà a prendere sonno, di soffrire di pressione alta. In psicosomatica la pressione alta è caratteristica di quei soggetti che emotivamente tendono a comprimere o non riescono a portare fuori emozionalmente tutto quello che gli sarebbe utile per un buon equilibrio; spesso questo accade perché hanno difficoltà a riconoscere cosa si muove profondamente dentro di loro.
Siamo quindi davanti a una persona molto proiettata ‘fuori da se’, in assetto costante di iperstimolazione del suo sistema, indispensabile per riuscire a tenere il ritmo che si è ‘imposta’. Facilmente questo cliente sarà un soggetto che ci richiederà il rosso in grande quantità, perché – come abbiamo già visto sopra – il rosso è un colore che iperstimola il sistema e lo tiene in una modalità di allerta costante, funzionale quindi per gli obiettivi del nostro soggetto.
Ma se utilizziamo un approccio alla progettazione architettonica che ha come obiettivo il benessere delle persone, vedremo che – ad un’indagine più approfondita – il colore rosso che tanto ci viene richiesto dal cliente è in realtà per questo soggetto un colore ‘tossico’. In che modo capirlo? Utilizzando il test kinesiologico sul cliente in interazione con il colore rosso. Facilmente il test risulterà ipotonico, a dimostrarci che questo colore è depotenziante per questa persona, che avrà invece necessità di un tono cromatico capace di guidarla a uno stato di ascolto interiore e di minor stimolo del corpo, come ad esempio il blu, il colore della calma, dell’ascolto interiore e dell’introspezione.

La scelta colori: un braccio di ferro fra cliente e progettista?

Il tema del colore è estremamente delicato, perché prende in esame delle aree di gusto personali e soggettive che sono importanti da comprendere e rispettare. Per chi si occupa di progettazione e di organizzazione degli spazi abitativi, sa quanto è difficile ‘convincere’ un cliente a cambiare parere davanti alla scelta dei toni cromatici. Spesso si entra in uno sterile braccio di ferro fra gusto del cliente e gusto del progettista/consulente.
Ma quando riusciamo a rompere questa dinamica di opposizione trasformandola in un’alleanza?
Quando il cliente capisce quali sono le motivazioni che ci spingono a consigliargli toni cromatici diversi da quelli che aveva immaginato. Un cliente che diventa parte attiva del processo di scelta, che è messo nelle condizioni di comprendere quali sono i fattori all’origine della selezione dei colori, arrivando così a capire che si basano sui suoi bisogni profondi, sarà un cliente in grado di prendere decisioni più chiare e consapevoli, nella direzione di un innalzamento della qualità della propria vita.

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