Gli spazi dell’apprenditmento

“Anthropology + Design = Human Spaces”

Cosa succede quando un antropologa e due architetti si incontrano per parlare di spazi dedicati all’apprendimento?
E’ accaduto il mese scorso a NABA_Milano (Nuova Accademia di Belle Arti), al workshop “Anthropology + Design = Human Spaces” dove hanno partecipato 20 designers e 6 antropologi, uniti dal comune obiettivo di indagare come migliorare i luoghi dedicati alla didattica, le nostre aule di Scuola.

L’esperienza didattica: tre prospettive unite

La didattica ha unito tre prospettive: antropologia, design e percezione ambientale.
L’antropologa Roberta Albonetti (dell’Università degli Studi di Bologna) è stata il motore di questa sperimentazione, proseguendo un lavoro di ricerca che la vede impegnata sul campo da anni. Ha affrontato il tema partendo da una riflessione su cosa significhi “apprendimento” fuori dai canoni spesso statici del nostro sistema educativo, alla ricerca di un contatto e un’interazione possibile fra insegnanti e studenti, dove il dialogo si spinge su binari di ascolto condiviso.
Ci ha fatto riflettere su cosa rappresenti lo “spazio=aula” in termini antropologici: “un territorio di comunità, spazio del vissuto, momento di relazioni”, dove si perdono i confini fisici del luogo per trasformarlo in spazio di interazione condivisa.
Ha poi spostato il focus sul tema della soggettività, su quanto ognuno di noi faccia esperienza del quotidiano (e anche dello spazio) integrandovi vissuti personali, abitudini, visioni, che modificano lo stare in quel specifico contenitore che è la Scuola.

L’architetto Germana De Michelis (docente NABA di Interior Design e Urban Design) ha coordinato e guidato il dibattito sullo spazio. Attraverso progetti di design vicini e lontani nel tempo, ha alimentato le riflessioni portandole a un piano più progettuale, indispensabile alla classe per definire il brief di progetto sviluppato nella seconda parte del workshop che aveva l’obiettivo di produrre elementi di design che facilitassero e stimolassero l’apprendimento all’interno di un’aula didattica.

Infine io ho fornito il mio contributo al workshop focalizzando l’attenzione sulla percezione corporea, su come lo spazio influenzi e al contempo guidi l’esperienza sensoriale dei fruitori.

La percezione dello spazio

Come facilitare l’apprendimento attraverso gli elementi dello spazio?
Il punto di partenza è stato la percezione per imparare a orientare l’attenzione sul corpo, sul nostro stato emozionale, su come ci sentiamo nello spazio.
Affrontando esercizi di ascolto percettivi, i ragazzi hanno avuto una risposta incredibile: sono nate riflessioni, hanno iniziato ad osservare spazi che già conoscevano con una prospettiva nuova.
Sperimentare la risposta del nostro corpo agli stimoli ambientali è qualcosa che facciamo quotidianamente in maniera spesso inconsapevole, ed è il nostro corpo che regola e valuta la qualità e il grado di comfort all’interno di un ambiente.
Attraverso i cinque sensi riceviamo i segnali intorno a noi, li rielaboriamo attraverso meccanismi neurofisiologici interni, e li traduciamo in emozioni.
Quindi imparare a “stare nel corpo”, contattarlo, è il primo passo per riconosce e guidare un’esperienza, soprattutto quando progettiamo oggetti e ambienti!!
E da qui nasce la riflessione su quanto l’architettura contemporanea si sia scollegata da questo livello di analisi che da sempre è stato centrale nel corso del suo sviluppo. Spesso progettiamo con la testa dimenticandoci che c’è una dimensione del corpo (in neuroscienze chiamata embodiment) imprescindibile all’interno del processo progettuale, e senza la quale il rischio è creare ambienti incapaci di “comunicare” proforndamente con le persone.
Pensiamo a tutto il dibattito sulle proporzioni nello sviluppo del linguaggio spaziale, che ha guidato secoli di storia dell’architettura, dalla Sezione Aurea all’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci, al lavoro di Palladio, fino ad arrivare al Modulor di Le Corbusier, solo per nominarne alcuni.
Osservare anche solo brevemente la storia, non nasce dalla volontà di attivare riflessioni nostalgiche, quanto piuttosto dal bisogno di mantenere una visione di insieme, per contestualizzare meglio dove siamo ora!
Le neuroscienze applicate allo studio dell’architettura stanno riportando il dibattito dal fuori al dentro, dal contenitore al contenuto, per cercare di comprendere da una prospettiva scientifica come il nostro sistema corpo-mente risponde agli stimoli ambientali.

Uno dei momenti più intensi e anche divertenti del workshop è arrivato quando i ragazzi si sono bendati gli occhi e hanno iniziato a toccare alcune diverse superfici presenti nella stanza, o a camminare muovendosi nello spazio escludendo uno dei sensi per noi più sviluppato, la vista!
Questo esercizio li ha guidati a contattare quell’infinito potenziale percettivo e sensoriale che utilizzano molto meno, perché assuefatti e sopraffatti dagli stimoli visivi.

In questo processo di analisi fra spazio e risposta fisica unito alle sollecitazioni antropologiche di Roberta si è inserito il contributo di Germana che ci ha mostrato come queste riflessioni siano state indagine di un filone importante del design italiano e non solo. Dalle ricerche dell’Architettura Radicale, fino ad arrivare alle contemporaneissime installazioni dell’artista Christo (The Floating Piers) dove l’esperienza di “disequilibrio” del corpo in mezzo al mare e a un supporto galleggiante, è uno dei temi provocati dall’artista.
Ha spaziato poi presentandoci il lavoro del designer Jonas Van Put (BuzziJungle) che ispirato dal tema della natura, propone attraverso le sue sedute, una nuova formula di interazione fra le persone negli spazi di lavoro.
Un ultimo dei tanti interessantissimi casi di riflessione è stato il lavoro del designer Dana Cannam (Hummingbird) che attraverso questo progetto suggerisce una modalità lavorativa – ma anche di studio – che tiene conto di nuovi equilibri.

Designer e antropologi al lavoro!

Sulla scia di questi imput, il secondo giorno i ragazzi hanno progettato e realizzato a gruppi sei interessantissime riflessioni sul tema, creando dei primi prototipi di oggetti, protesi, estensioni da sviluppare per facilitare la didattica e stimolare nuove interazione in uno spazio dedicato all’apprendimento.
Grazie a tutti quanti per il bellissimo lavoro!!

Per maggiori approfondimenti contattami a marzia.mazzi@spazioumano.com oppure chiama il 348 3130905.

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