Inquinamento elettromagnetico e salute

Facciamo quotidianamente esperienza dello spazio, lo abitiamo, vi siamo immersi, sia durante il giorno – quando siamo coscienti all’ambiente – sia durante la notte – quando dormendo spegniamo alcuni dei nostri canali ricettivi rivolti sul mondo esterno.
Le ricerche che si occupano della relazione fra spazio e persona – e che seguono un’impostazione prettamnente scientifica – ad oggi sono riuscite a fornirci numerose risposte su come l’ambiente influisce sulla salute e sul benessere, ma stanno lasciando scoperti importanti campi di indagine, indispensabili per avere una visione a 360° di tutti i fattori in gioco.

Quando analizziamo la relazione con lo spazio applicando una metodologia prettamente scientifico-materialistica, ciò che accade è che viene osservata e considerata solo la dimensione materiale dello spazio – fatta di forma, materia, colore, odore, temperatura, etc. etc. – a discapito di quella immateriale, energetica, andando così ad escludere una grande porzione del quadro complessivo.
Questo è un limite del metodo di indagine, poichè lo spazio che ci circonda non si manifesta solo nella sua componente materiale. Per indagare l’invisibile occorrono strumenti differenti e una prospettiva capace di creare relazioni e interconnessioni fra i fattori in gioco.

Esiste uno scambio energetico che intratteniamo con l’ambiente e questo dipende da una rete di fattori (geobiologici, elettromagnetici, memorie energetiche, etc.), ciascuno dei quali apre un vasto ambito di indagine.
Oggi parliamo dell’elettromagnetismo, rimandando gli altri temi a futuri approfondimenti.

Che cos’è l’inquinamento elettromagnetico

L’elettromagnetismo, uno dei grandi e controversi temi della nostra contemporaneità, è generato dai campi elettromagnetici artificiali (chiamati CEM) che sono suddivisi in campi ad alta frequenza (prodotti da: dispositivi cellulari, wi-fi, telefoni cordless, ripetitori per la teletrasmissione di radio, tv e telefonia, allarmi wireless, satellitari, etc) e campi a bassa frequenza (prodotti da: trasporto e utilizzo dell’energia elettrica, elettrodotti, impianti elettrici nelle abitazioni e in generale tutti i dispositivi elettrici presenti nelle nostre case).
Se da una parte queste tecnologie ci hanno consentito di aumentare l’efficienza del nostro quotidiano, dall’altra hanno generato un progressivo, silenzioso e subdolo aumento dell’inquinamento elettromagnetico.
I campi elettromagnetici prodotti dai dispositivi elencati sopra, interferiscono con quello prodotto dal corpo umano, generando una condizione di progressivo indebolimento energetico, che si manifesta attraverso un abbassamento della reattività del nostro sistema immunitario, stanchezza cronica, sbalzi pressori, palpitazioni cardiache, insonnia e ansia, problemi di vista e di equilibrio, fino ad arrivare alla degenerazione cellulare e al moltiplicarsi – esponenziale nelle ultime decadi – delle malattie autoimmuni.

Sono tantissimi gli studi effettuati negli ultimi decenni per comprendere in che modo i campi elettromagnetici danneggino la nostra salute (molto ben riassunti nel testo di Maurizio Martucci, “Manuale di autodifesa per elettrosensibili”, 2018, Ed. Terra Nuova, a cui rimando per approfondimenti).
Esistono medici, centri di ricerca indipendenti, associazioni che si occupano di dare continuità alla ricerca e di portare sui tavoli istituzionali le evidenze emerse dalle indagini, di dialogare con le istituzioni per sostenere le persone affette da Elettrosensibilità.
Si tratta di una nuova malattia contemporanea, dovuta a un’ipersensibilità all’esposizione ai campi elettromagnetici, che impedisce alle persone che ne soffrono di vivere in presenta di campi elettromagnetici artificiali, quindi, se pensiamo alla media delle nostre città, questo significa ovunque.

Siamo quotidianamente a contatto con tecnologie estremamente dannose per la nostra salute spesso senza esserne consapevoli.
Difficilmente questi temi circolano nei canali di informazione istituzionale, con la conseguenza che non siamo informati. Gli interessi in gioco sono altissimi e rendono la comunicazione non trasparente, le procedure di misurazione dei danni sull’organismo si basano su sistemi obsoleti (ad esempio per valutare la dannosità dei cellulari viene considerata solo la loro capacità di riscaldamento termico del corpo, senza tener in alcun modo in considerazione l’interazione elettromagnetica) e la normativa innalza i limiti di inquinamento elettromagnetico pur di consentire la diffusione di nuove tecnologie (ad esempio il 5G).

In un’epoca così complessa come quella che stiamo attraversando, ad ognuno viene rimandato il compito e l’impegno di farsi carico della propria salute, informandosi, generando stili di vita sostenibili, andando oltre la facciata e osservando cosa si cela dietro ciò che ci viene proposto.

Buone abitudini quotidiane

Ma qual è l’equilibrio che possiamo costruire fra necessità di ordine pratico – che ci impongo l’utilizzo di queste tecnologie – e la salvaguardia della nostra salute?
Possiamo tentare di farne un uso più consapevole, mettendo in campo abitudini che possono tutelarci ed esporci in maniera moderata e quindi più sostenibile per la nostra salute.

1 – I bambini.
L’ampissimo dibattito che ruota intorni alle implicazioni generate dall’uso dei cellulari in età giovanissima – quindi di cosa producano a livello cognitivo, a livello di dinamiche di apprendimento e di relazione con il mondo, etc. – necessita di essere ulteriormente espanso, perché manca di considerare la nocività di questi strumenti da un punto di vista di salute fisica.
Se un cellulare appoggiato alla calotta cranica di un adulto ha un effetto devastante (non solo per il riscaldamento percepibile a livello cutaneo), quando è accostato alla testa di un bambino – che ha uno spessore della calotta cranica fortemente inferiore rispetto a un adulto (perché il corpo è in fase di sviluppo e crescita) – l’interazione si spinge ancora più in profondità, come mostra l’immagine.
Iniziamo quindi noi adulti per primi a mostrare ai nostri figli un uso intelligente di questi strumenti; produciamo riflessioni e condividiamole con loro; generiamo nuovi stimoli che si orientino ad attività che escludano questi strumenti; accompagniamo i nostri figli a farne un uso intelligente e misurato, definendo il confine fra strumento facilitatore di comunicazione e strumento di dipendenza.

2 – Iniziamo a prendere la buona abitudine di tenere il cellulare lontano dal nostro corpo e di utilizzare gli auricolari quando eseguiamo o riceviamo una chiamata. Gli auricolari devono essere con il cavo, diversamente utilizzare auricolari senza fili – di tipologia wi-fi – aumenta ulteriormente il livello di scambio elettromagnetico.

3 – Evitiamo di appoggiare il cellulare accanto al cuscino durante la notte o di usarlo come sveglia. E’ altamente dannoso tenerlo proprio accanto alla testa, in un momento della giornata (la notte) in cui il nostro organismo entra nei processi più profondi di rigenerazione e richiede quindi massimo sostegno. Se abbaimo ncessità di tenere il cellulare acceso durante la notte, posizioniamolo il piùà lontano possibile dal letto, meglio se in un’altra stanza di casa.

4 – Attenzione ad utilizzare dispositivi cellulari, tablet, computer, schermi, etc. nelle ore serali perché alterano la funzionalità del sonno.
Nel nostro cervello, la ghiandola pineale si occupa – fra le tante cose – di produrre la melatonina in assenza di luce; la melatonina regola il ritmo circadiano collegato all’alternanza di sonno e veglia.
L’esposizione serale ai campi elettromagnetici produce un eterno effetto giorno sulla ghiandola pineale, alterando la produzione di melatonina e creando importanti disturbi del sonno che possono arrivare fino all’insonnia.

5 – Le nostre case sono inondate dal wi-fi anche in momenti della giornata in cui non ne avremmo bisogno. Prendiamo la buona abitudine di spegnere la base di emissione del wi-fi quando non usiamo la rete e quando dormiamo.
Facciamo attenzione alla posizione in cui collochiamo il dispositivo di emissione: l’intensità dell’interazione con il campo elettromagnetico emesso dal wi-fi diminuisce in relazione alla distanza dal dispositivo. Diventa quindi strategico evitare di posizionarlo accanto a luoghi in cui sostiamo in maniera continuativa dentro casa.

6 – Quando scegliamo un luogo in cui abitare accertiamoci che non siano presenti almeno nelle vicinanze ripetitori per la teletrasmissione di radio, tv e telefonia oppure piloni e/o elettrodotti per il trasporto dell’energie elettrica. Se l’intensità dello scambio elettromagnetico con un cellulare o un wi-fi è dannoso alla salute, potete immaginare l’intensità dell’azione di questi elementi se troppo vicini alle case.

La conoscenza e l’informazione sono il primo passo per “proteggersi” e iniziare a fare scelte rivolte alla salute.

 

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