Geobiologia e Feng Shui

Nell’antichità il Feng Shui veniva praticato da maestri che avevano un’ampia conoscenza di discipline apparentemente distanti fra loro. ‘Distanti’ se osservate con la prospettiva scientifica-meccanicistica a cui siamo assuefatti da qualche secolo, ma in realtà profondamente interconnesse se esaminate con uno sguardo olistico, capace di creare connessioni e di mantenere una visione d’insieme.
I maestri di Feng Shui erano grandi esperti di medicina, astronomia, astrologia, architettura e tecniche costruttive, natura, territorio, e lavoravano creando costantemente sistemi di relazione fra le parti, correlazioni, rapporti di interdipendenza. Il mondo era per loro una rete fittissima di significati e lo spazio veniva indagato leggendone simboli, qualità, significati archetipici, interazioni fisiche e con la salute, etc.

Se l’architettura promossa dai canali istituzionali nel tempo ha incoraggiato una specializzazione delle competenze, eliminando dal campo d’indagine tutto ciò che non è “scientificamente” dimostrabile e alimentando una visione del progetto che si occupa quasi esclusivamente dei suoi aspetti materiali, dall’altra parte  l’approccio del Feng Shui contemporaneo cerca invece di offrire una visione che mantenga un quadro d’insieme di tutti gli aspetti in gioco, generando continuità con le conoscenze che l’uomo ha sviluppato nel corso della sua evoluzione.
Fra questi, lo scambio energetico che si genera fra stratificazioni del terreno su cui viene edificato l’immobile e la salute dei suoi abitanti è un tema centrale e complesso, che si avvale di conoscenze antiche che oggi sono raccolte e studiate dalla Geobiologia.

Che cos’è la Geobiologia

Il termine Geobiologia deriva dal greco: geo=terra, bio=vita, logos=dottrina.
La Geobiologia studia lo scambio energetico fra le caratteristiche del terreno e le persone che vi risiedono. Si occupa di comprendere come la qualità, la stratificazione, la conformazione del suolo del sito agiscono sulla struttura psico-fisica dei suoi abitanti.
Parte dal presupposto che tutta la materia genera un campo elettromagnetico – in relazione alla sua conformazione fisica/chimica/molecolare – che interagisce con quello del corpo umano. Un concetto estremamente semplice, dimostrato ormai da decenni anche dalla fisica quantistica.
La qualità, la composizione e le caratteristiche del terreno possono quindi – in specifiche aree – alterare il normale scambio energetico fra terreno e persona, andando a creare delle zone geopatiche: aree di disturbo che influenzano – depotenziandola – la qualità della nostra salute.
Le aree di disturbo sono generate da falde, faglie, fratture, dislocazioni, scorrimenti di acqua, lacerazioni, etc. che se presenti sull’area dove è collocata l’abitazione (o il sito lavorativo) – e quindi in un luogo che abitiamo in maniera stabile e prolungata nel tempo – generano un’interferenza che crea stress, andando ad alterare il sistema immunitario.
Sostare sulle zone di disturbo provoca:
– la variazione dello stato ormonale
– l’alterazione della VES (velocità di eritrosedimentazione) che corrisponde a un indice del sangue che segnala un’infiammazione in corso
– la comparsa di sintomi di eccitazione, insonnia, nervosismo, iperattività
– la comparsa di sintomi di scarico energetico, stanchezza cronica, lentezza, depressione.

I terreni che “caricano e scaricano” e i reticoli energetici

Facciamo alcuni esempi. Se siamo in presenza di una faglia compressiva, che genera in superficie una dinamica di cessione di energia, il corpo reagisce con contrazioni muscolari e del tessuto connettivo, iper-attività, insonnia, fino ad arrivare alla percezione di sradicamento. Sono quelle situazioni in cui – trasferendoci ad esempio in una nuova abitazione, o trascorrendo un periodo di vacanza fuori casa – non riusciamo a capire come mai la qualità del nostro sonno si altera senza apparenti motivazioni.
La situazione ha caratteristiche completamente diverse se invece ci troviamo in presenza di una faglia distensiva, dove il terreno assorbe energia. In questo caso il corpo reagisce con una dinamica energetica di scarico, stanchezza, lentezza, senso di appesantimento, fino ad arrivare a stati depressivi.

Oltre a questi fattori (alcuni dei quali abbiamo elencato sopra), che sono collegati all’interazione con la parte più fisica del terreno, la Geobiologia si occupa di indagare anche lo scambio che avviene fra corpo e reticoli energetici generati da tutta la superficie del nostro pianeta. Mi riferisco al reticolo di Hartmann (scoperto dal dott. Ernst Hartmann), un reticolo energetico che genera una maglia parallela al Nord, e al reticolo di Curry (scoperto dall’ing. Manfred Curry) dove le maglie si posizionano a 45° rispetto al Nord.
La nocività di questi reticoli risiede nei punti di incrocio delle maglie, dove l’intensità aumenta diventando così disturbante e nociva se l’uomo vi risiede in maniera costante e prolungata nel tempo: ad esempio se vi posizioniamo il letto o una seduta che utilizziamo molto durante la giornata; sono invece ininfluenti se ricadono su aree di transito o occupate da arredi fissi.

In generale tutte queste zone vengono definite aree geopatiche o aree geopatogene quando possiedono un’intensità tale da interferire sulla salute delle persone che vi risiedono, fino a portare all’insorgenza di vere e proprie patologie.

Perché la Geobiologia non è conosciuta?

Purtroppo a livello istituzionale questa materia è ad oggi considerata alla stregua della stregoneria: secoli di pensiero meccanicistico e razionale hanno spazzato via dal campo di indagine tutto ciò che non è misurabile strumentalmente e visibile all’occhio; l’uomo ha ristretto la visione a un solo lato della medaglia, perdendo la ricchezza e la potenza della parte intangibile della materia, quella parte che sfugge alla nostra vista ma non alla percezione del nostro corpo e all’interazione del nostro sistema energetico.
La Geobiologia – insieme a tante altre discipline – è stata così esclusa dagli ambiti di ricerca istituzionali e la cosa assai deprimente di tutto questo quadro è il fatto che viene denigrata e ridicolizzata da gran parte dell’establishment. Se digitate “Geobiologia” su uno dei canali di informazione più utilizzati ed accreditati sul web – ad esempio Wikipedia – troverete una disamina di questo argomento che agli occhi dei nostri antenati potrebbe sembrare un testo scritto da veri trogloditi!

Credo che i tempi siano maturi per imparare ad integrare la visione, per apprendere ed unire gli aspetti complementari, luce e buio, materia e energia, terra e cielo, per capire che non esiste solo il bianco o solo il nero, ma che in mezzo ci sono tutte le gradazioni del grigio, in un processo e in una visione di coerenza e unione di cui l’uomo contemporaneo ha urgente bisogno.
E’ tempo di nuova informazione, è tempo di responsabilità collettiva, che parte dalla consapevolezza di ciascuno di noi.

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